Newsletter #8, Settembre 2020

La speranza «non è questione del futuro, ma del presente»

«Lei dovrà prepararsi a combattere una battaglia molto dura», disse l’oncologo.
«Ma io ho un’arma», disse Venka.
«Ah sì, e quale?», disse l’oncologo.
«La speranza», disse Venka.


Il Premio Venka Miletic è giunto quest’anno alla quinta edizione e cinque anni sono pochi per tentare un consuntivo, tuttavia qualche considerazione è possibile farla. Nel bando di concorso del primo anno si leggeva: “La persona cui sono intestati i premi, nel corso della sua lunga prossimità con la malattia, ha sempre manifestato a curanti, parenti e amici l’importanza di garantire al paziente il conforto della speranza, intesa come insostituibile risorsa nella battaglia contro il male”. 

E da questo elemento biografico di Venka Miletic - che dopo 12 anni di coraggiosa convivenza con il male, nell’aprile del 2013, all’età di 62 anni, ha infine perduto quella battaglia che tutti noi siamo inesorabilmente destinati a perdere - è nata la decisione di istituire un Premio alla sua memoria.

Con il determinante contributo di Roberto Malacrida, particolarmente sensibile ai problemi dell’etica clinica e precursore delle Medical Humanities in Ticino, la Fondazione Sasso Corbaro ha ritenuto di inserire il Premio fra le sue molteplici attività volte a diffondere elementi di umanesimo in una medicina sempre piú tecnologizzata.

Nell’ambito di una collaborazione organica con la SUPSI, i sussidi sono in prevalenza destinati a giovani studenti di facoltà sociosanitarie al fine di stimolare in loro una costante e vigile attenzione alla delicata relazione con il paziente. E in questa visione olistica la speranza viene ad assumere un’accezione piú ampia e chiede al curante disponibilità e gentilezza, esperienza e compassione  e una  naturale predisposizione alla solidarietà.    
        
Perché la speranza, come osserva Graziano Martignoni nel suo ultimo libro Pensieri nella brezza dei giorni, «non è questione del futuro, ma del presente». Ed è infatti la speranza, con uno spiraglio di luce che illumina il futuro, che aiuta a sopportare, qui e oggi, i dolori e le sofferenze di chi è costretto in un  letto d’ospedale.

In  cinque anni di attività sono stati assegnati dieci premi (a tesi di laurea e lavori di diploma) e tre borse di studio, ed è con profonda soddisfazione che la giuria del Premio ha potuto rilevare, nella preparazione dei giovani candidati, un livello medio di sorprendente identificazione con i requisiti richiesti al curante edotto delle tematiche Medical Humanities. Come dire che per le Medical Humanities ci sono buone speranze per il futuro.

Venka Miletic

Il Premio Venka Miletic

Il Consiglio della Fondazione Sasso Corbaro, in collaborazione con la SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana), mette a concorso ogni anno dei sussidi di studio in ricordo di Venka Miletic. Attraverso questa attività, la Fondazione mira a sostenere e gratificare il lavoro degli studenti che contribuiscono a diffondere un'interpretazione umanistica della delicata relazione curante-paziente.

Clicca qui per scaricare bando di concorso e il formulario di partecipazione.

Premi

I due premi (del valore di CHF 3'000 caduno) sono destinati a studenti SUSPI autori di una tesi di laurea triennale o un lavoro di diploma in ambito sanitario, sociale o economico nel quale siano ravvisati elementi di autentico interesse per tematiche inerenti le Medical Humanities e/o l’etica della salute pubblica.

Borsa di studio

La borsa di studio (del valore di CHF 4'000) è destinata a studenti iscritti ad un Master in Medical Humanities.

Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, video, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sui temi più attuali delle Medical Humanities.

«Noi viviamo oggi, nel nostro tempo e dentro la nostra età; eppure esistono, sono esistiti ed esisteranno altri tempi, altre età della vita; qualcuno ci ha preceduti, e sulle orme del nostri predecessori scomparsi camminiamo, senza saperlo. Altri verranno. E poi, attorno o oltre il nostro tempo umano, storico, c'è un nastro temporale, che si snoda con un diverso ritmo, con una diversa scala di misura: il tempo della terra, il tempo dell'acqua, delle stelle, dei pianeti, del cosmo.
Il linguaggio poetico è talvolta capace di schiudere queste prospettive, di farci intuire la vastità del tutto; e uno degli scandagli che lo guidano è forse la memoria, che si deposita nelle parole e che dalle parole si può sprigionare, come profumo misterioso e sorprendente».
Fabio Pusterla, Terzaetà, Settembre 2020

«La fatigue devient du coup une présence lancinante et inédite, un «fatigo, ergo sum», pour reprendre un jeu de mots médiatique. La notion de «burn-out», théorisée en 1980 par Herbert Freudenberger, met en lumière cette contradiction : l’insurmontable distance entre les «idéaux sans fin» et leur impossible réalisation. Difficulté d’accepter toute domination, difficulté de vivre toute limitation. […] La pandémie de COVID-19 est venue révéler la centralité de la fatigue de trois manières. Son omniprésence : les individus sont toujours plus alertés sur ce qu’ils éprouvent, ce qu’ils vivent, ce qu’ils font. Sa complexification : je pense à la «charge mentale» qui particulièrement pesé sur les femmes pendant cette période. Enfin, la contradiction entre autonomie et contrainte : les médecins déplorent que leur parole n’ait été pas prise en compte, écrasée par celle des administratifs. La fatigue, désormais, est l’accompagnatrice sourde, obscure et toujours obligée de la vie».
Georges Vigarello, L'OBS, 27.08.2020

«Lorsqu’on regarde notre rapport au très grand âge, ce qui ressort avant tout, c’est qu’il convient de cacher les vieux. Parce que les voir nous fait peur. En les rendant invisibles, on rend inexistante notre propre vieillesse, qui arrivera bien assez tôt. […] Si nous voulons inventer pour demain un autre rapport à la vieillesse, il faut commencer par essayer de considérer les vieux non pas à travers ce qu’ils ont perdu, mais à travers de ce qui leur reste. De même, chacun d’entre nous peut regarder sa propre vieillesse de deux manières contradictoires, complémentaires – Edgar Morin dirait : « paradoxales ». Ma vieillesse, c’est cette période de ma vie qui me rapproche de ma mort, mais c’est aussi celle qui me sépare encore de ma mort. Si je la regarde selon la première perspective, le risque est de commencer à mourir tout de suite – puisque, de toute façon, je vais mourir demain. Si je la regarde selon la seconde perspective, alors, quel que soit mon état de santé, il y a sans doute moyen d’investir encore ce temps, qu’il m’est donné de vivre. Si, de plus, j’ai un entourage bienveillant et attentif, qui me stimule, qu’est-ce qui m’en empêcherait ? Vieillir, c’est en quelque sorte apprendre à courir lentement. Ce n’est parce que je ne peux pas faire tout ce que je faisais à 20 ans, ni de la même manière, que je ne peux pas le faire du tout. Et si d’autres veulent m’accompagner dans mon grand âge, et dans mon très grand âge, il faut qu’ils apprennent à m’accompagner dans l’accès à la course lente». 
Michel Billé in
Catherine Vincent, "«Quand le Covid-19 sera derrière nous, je crains qu’on oublie de nouveau les vieux»", Le Monde, 03.08.2020

«Le SS mi hanno ucciso due meravigliose nipotine, ma io ho salvato i bambini di tutta l'Europa. Non la trovate una splendida vendetta?».
Albert Sabin, [sul vaccino contro la 
poliomielite, ndr.]

«It's one of the tragic facts of this crisis that several of the nations hit are those with authoritarian or populist leaders - the USA, Brazil, India, and the UK - and yet there is a real danger that the pandemic could harden support for them, and that some people's responses will increasingly disregard the medical facts for the sake of tribal allegiance». 
Debora McKenzie, "COVID-19. The Pandemic that Never Should Have Happened, and How to Stop the Next One", Bridge Street Press, 2020.

«Le competenze umanistiche, narrative in particolare, per aprire all’ascolto profondo del paziente. Un ascolto a tutto ciò che compone il quadro complessivo della malattia. Un quadro che comprende il vissuto, le emozioni, le paure, gli affetti, il mondo interiore, insomma la complessità del contesto e della persona che il medico si trova di fronte quando imposta e stabilisce il percorso di cura».
Michela Daghini, "L'ascolto profondo. Incontro con Rita Charon", Laser, Rete Due, 16.07.2020
«Non è vero che la preoccupazione è come lavora o come impara chi lo fa da casa. La preoccupazione autentica è come fa a comandare chi non può più controllare i corpi. C'è un lato oscuro della medaglia di cui [...] non conosciamo ancora i risvolti: la lotta per i diritti - dei lavoratori, ma anche delle donne e della comunità LGBTQ+ - è nata rompendo l'isolamento dei corpi e combattendo la negazione o la riduzione a "forza lavoro". Nei corpi vicini esiste un potenziale rivoluzionario nativo, che precede le elaborazioni e spesso le fa sorgere. La sfida del futuro è scoprire chi arriverà prima: se il potere antico troverà nuove forme per esercitare il vecchio controllo, oppure se saranno le libertà nascenti a definirsi - per dirla come T.S. Eliot - tenendo insieme "un mondo nuovo e il vecchio reso esplicito"». 
Michela Murgia, "Lo smart working spiegato da Rigoletto", La Repubblica, 06.08.2020.

«As well as moral responsibilities at the individual level, there are collective responsibilities in medicine.The profession has, for example, a collective responsibility to ensure that next generation of doctors is educated and medical research occurs. The relationship between collective and individual responsibility is hard to pin down. There is no direct accountability comparable to clinical care as no identifiable patients are harmed if an individual doctor fails to teach or do research. But there are explicit expectations that clinicians should support education by practicing evidence-based medicine. The profession as a whole has a duty to provide clinicians, researchers, and educators and encourage those with aptitude and enthusiasm to take up those roles».
Wendy Rogers, "Moral responsibility in medicine: where are the boundaries?", The Lancet, Vo. 396, August 8th, 2020.

«Sono discorsi da vecchi? No, sono discorsi che inquadrano la capacità di fare bene le cose, di avere cura, di considerare importante il mondo e importanti gli altri. La forma tornerà presto a esercitare il suo potere e soprattutto il suo fascino. Perché la forma è affascinante. Dopo mezzo secolo che scrivo, ancora cerco e non la trovo. Forse è anche per questo che scrivo ancora, e ancora mi leggono».
Michele Serra, "Cari ragazzi avete sbagliato nemico", Il venerdì di Repubblica, 14.08.2020

«Pensieri nella brezza dei giorni è un libro che ci accompagna e che può essere letto a pizzichi e bocconi, iniziando il personale percorso di lettura da dovunque. Tratta di temi universali, con cui tutti ci confrontiamo prima o poi, e ci porta a riflettere e a fare il punto suggerendoci, di fermarci per guardarci».
Rossana Maspero, "Dare forma al pensiero per fermarsi nella brezza dei giorni", Librintasca, Rete Uno, 18.08.2020

Sullo scaffale

Consigli di lettura, spunti di riflessione, recensioni di libri e film raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.

Svegliare i leoni

Ayelet Gundar-Goshen

 

Svegliare i leoni è, in ordine di pubblicazione, il secondo dei tre romanzi (di tutti se ne parla un gran bene a livello internazionale) scritti fino ad ora dalla giovane e talentuosa autrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen. [...] Perchè leggerlo? Per leggere «cultura ebraica». Nonostante sia da poco uscita un’edizione Feltrinelli, uno dei motivi che mi ha spinto a leggerlo è stato inizialmente il desiderio di scoprire qualche titolo pubblicato da Giuntina, casa editrice fiorentina, unica in Europa ad essere specializzata in cultura ebraica. [...] Continua a leggere

Recensione di Federica Merlo

Il disagio della sera

Marieke Lucas Rijneveld

 

Il 26 Agosto 2020 quando Il disagio della sera ha vinto l’Internationl Booker Prize (premio tra i più prestigiosi nel panorama della letteratura mondiale) non è stata una sorpresa. Nonostante gli altri cinque finalisti fossero altrettanto meritevoli (qui la lista nella quale tutti tranne uno hanno già un’edizione italiana) questo esordio, già best seller in Olanda nel 2018, del/della ventinovenne Marieke Lucas Rijneveld (identità non-binaria) ha convinto i giurati per la sua «poetica» e per la sua «emozionante potenza». [...] Continua a leggere

Recensione di Federica Merlo

Chocolat

regia di Lasse Hallstrom


Nel 1959 a Lansquenet (Normandia) arriva, con la figlioletta Anouk, Madame Vianne che apre una chocolaterie. Guidati dal rigido sindaco-conte, i benpensanti bigotti fanno la guerra al suo negozio, fonte di peccaminosi piaceri, e al comportamento irregolare della padrona.
Perché guardarlo? Chi non ha mai sentito parlare delle proprietà curative del cioccolato? Questo film parla proprio di questo, non tanto del cioccolato inteso come cura, quanto più della cura spirituale, del sentirsi bene, soprattutto con se stessi, anche attraverso piccoli gesti e piccole concessioni. 
[...] Continua a leggere

Recensione di Martina Malacrida Nembrini

Dalla rivista per le Medical Humanities

Riallacciandoci al servizio realizzato da Michela Daghini per Rete Due, di cui vi abbiamo presentato un estratto nella rubrica 'Pensieri', questo mese vi propiniamo la lettura dell'intervista a Rita Charon, pioniere della medicina narrativa, pubblicata nel ventottesimo numero della rMH

Un medico tra radure, tigri e jazz. A colloquio con Rita Charon.

Guenda Bernegger, Micaela Castiglioni, Lorenza Garrino, rMH n. 28


Medico e narratologa, Rita Charon è stata una delle pioniere della medicina narrativa, presso la Columbia University di New York, dove tuttora insegna Medicina clinica e dirige il programma Narrative Medicine. Le abbiamo chiesto di spiegare ai lettori della nostra rivista, che non hanno avuto la possibilità di incontrarla in occasione delle conferenze e lezioni tenute in maggio in Ticino, a Milano e a Torino, come pratica questo approccio nei contesti di cura e di formazione sanitaria. Leggi l'articolo

Curare ad arte

Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell'arte, perché curare è un'arte e l'arte può essere cura.

Semplice

Vaslij Kandinskij, 1916

acquarello, Centre G. Pompidou, Parigi

Questo acquarello di Kandinskij potrebbe benissimo accompagnare l’attesa in una sala d’aspetto dal medico, o fare da sfondo proprio durante una consultazione specialistica in studio. L’astratto sembra quasi uno stile che ben si sposa ai luoghi di cura. Di questo genere di opere Kandinskij ne ha prodotte tanti nella sua carriera, chiamandole molte volte soltanto Composizione numero ...; e allora perché questo e non un altro? Proprio per il titolo: “Semplice”. [...] Continua a leggere

Agenda

Le parole della pandemia

Un ciclo di incontri promosso dalla Fondazione Sasso Corbaro per chiarire il significato di alcuni dei termini più diffusi durante la pandemia da COVID-19: quali sono le loro applicazioni pratiche, e quali invece i risvolti etici?
Quando? 9, 16, 23 e 30 settembre 2020
Dove? Sala Consiglio Comunale, Palazzo Civico, Bellinzona
Come? Iscrizione obbligatoria entro le ore 12:00 del giorno dell'evento a fondazione@sasso-corbaro.ch
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PROGRAMMA
09.09.2020
Triage: l’età come criterio di scelta?

- PD Mattia Lepori, Presidente COMEC, Vice-capo area medica EOC
- Prof. Paolo Merlani, Direttore medico e Primario di medicina intensiva OR Lugano 
- Moderatore: Dr Roberto Malacrida, Fondazione Sasso Corbaro


16.09.2020
Intubazione, tracheotomia e ventilazione artificiale: specificità della polmonite da COVID-19

- Dr Michael Llamas, Direttore medico e Vice-primario area critica OR Locarno
- Dr Marco Conti, Vice-primario di medicina intensiva OR Lugano
- Moderatore: Prof. Andreas Perren, Direttore sanitario e Primario di medicina intensiva ORBV
23.09.2020
Isolamento totale vs. “immunità di gregge”: esperienze nazionali diverse

- Dr Giorgio Merlani, Medico cantonale
- Prof. Enos Bernasconi, Vice-primario di medicina interna OR Lugano
- Moderatore: Prof. Emiliano Albanese, ordinario di Salute pubblica, Facoltà di scienze biomediche, USI


30.09.2020
Medicamenti attuali e vaccino futuro: quali possibilità prognostiche?

- Prof. Alessandro Ceschi, Direttore medico e scientifico Istituto di Scienze farmacologiche, SI
- Prof. Antonio Lanzavecchia, Direttore fondatore IRB Bellinzona 
- Moderatore: Prof. Paolo Ferrari, Capo area medica EOC

Curare la notte, curare di notte.
Prendersi cura dei curanti, 4

 

La Fondazione Sasso Corbaro è felice di presentare l'annuale Convegno di riflessione sul significato e sulle buone pratiche del prendersi cura. Al centro dell'edizione 2020 sarà la notte: come confrontarsi con le zone d’ombra dove la comprensione dell’esperienza di cura viene a mancare? Come riuscire a curare la notte, a fare chiarezza sul buio di fronte a Sé e nell’incontro con l’Altro?
Quando? Giovedì 15 ottobre 2020
Dove? Antico Convento delle Agostiniane, Monte Carasso
Come? CHF 120.- (standing lunch incluso); iscrizione a fondazione@sasso-corbaro.ch entro l'8 ottobre 2020
Scarica la presentazione del convegno e la locandina

Novità

Ultimi arrivi in Biblioteca

Una selezione degli ultimi volumi entrati a far parte del Centro di Documentazione della Fondazione Sasso Corbaro. 
Clicca qui per consultare l'elenco completo.

Changeons de voie. Les leçons du coronavirus

Edgar Morin, Denoël, 2020


«A défaut de donner un sens à la pandémie, sachons en tirer les leçons pour l'avenir. Un minuscule virus dans une très lointaine ville de Chine a déclenché le bouleversement du monde. L'électrochoc sera-t-il suffisant pour faire enfin prendre conscience à tous les humains d'une communauté de destin? Pour ralentir notre course effrénée au développement technique et économique? [...]».
Parole chiave: Pandemia

Civilized to death. The price of progress

Christopher Ryan, Avid Reader Press, 2019


«Modernity is toxic, brutal, and insane compared to the blithe existence of ancient and contemporary hunter-gatherers, according to this fervent jeremiad. Ryan (Sex at Dawn) paints a rose-tinted portrait of nomadic “foragers” who lead healthy, happy, peaceful lives in “an egalitarian world of shared plenitude”; value “generosity, honesty and mutual respect”; work just 20 hours a week; enjoy sex with multiple partners; and respect women and LGBTQ people. [...]».
Parole chiave: Prognosi; Tecnologia; Malattia; Morte

Clean. Tabula rasa

Glenn Cooper, Editrice Nord, 2020


«Il traguardo di una vita. Finalmente il dottor Steadman può affermare di aver curato l'incurabile: l’Alzheimer. E ora che passerà alla storia, poco importa se, per ottenere quel risultato, ha deciso di correre un rischio enorme… [...]».
Parole chiave: Pandemia; Narrazione

La dignità oltre la cura. Dalla palpazione dei sintomi alla dignità della persona

Gian Luigi Cetto, Franco Angeli, 2009


«Il vero obiettivo delle cure palliative, intese come cure di fine vita, è il raggiungimento di una buona morte, generalmente intesa come morte naturale. Si deve riconoscere però che ormai da tempo la morte non è più percepita come "naturale": il sempre più diffuso e perfezionato impegno tecnologico ha spersonalizzato il processo del morire privandolo del suo stesso significato in termini di affetti, consapevolezza, possibilità di decidere della propria vita, in una parola privandolo di dignità. Ma che cosa significa parlare di dignità alla fine della vita? [...]».
Parole chiave: Fine vita; Cure palliative; Dignità

Les Sentinelles des pandémies. Chasseurs de virus et observateurs d’oiseaux aux frontières de la Chine

Frédéric Keck, Z/S, 2020


«La pandémie est l’un de ces événements catastrophiques qui suscitent une mobilisation mondiale. L’apparition d’un nouveau coronavirus en Chine, en décembre 2019, a confirmé le caractère cyclique des pandémies, après la  «grippe espagnole» en 1918, la «grippe asiatique» en 1957, la «grippe de Hong Kong» en 1968, la fièvre hémorragique Ebola en 1976, le vih en 1981 ou encore le sras en 2003. [...]».
Parole chiave: Fine vita; Cure palliative; Dignità

Il nuovo Umanesimo

Michele Ciliberto, Laterza, 2017


«Non è un caso che oggi si parli molto di un nuovo Umanesimo: perché l'Umanesimo ridiventa attuale ogni volta che si riapre l'interrogazione sulla condizione dell'uomo e del suo destino. Viviamo tempi in cui stanno cadendo gli architravi del vecchio mondo, e non sappiamo che caratteri avrà ciò che, nel bene e nel male, sta faticosamente nascendo. È in questo contesto, di crisi e di trasformazione, che il problema dell'uomo e del suo destino ridiventa centrale. [...]».
Parole chiave: Umanesimo

Neuropsicologia della coscienza

Annamaria Berti, Bollati Boringhieri, 2013


«Il termine coscienza si riferisce a concetti diversi la cui definizione e il cui studio hanno fatto parte, nella storia del pensiero filosofico e psicologico, di ambiti disciplinari a volte lontani e in contrasto tra loro. L’influenza del dualismo cartesiano tra mente e corpo ha consolidato l’idea che il mentale appartenga a una realtà ontologica non catturabile dalle leggi del mondo fisico e ha impedito, per molto tempo, che lo studio della coscienza potesse rientrare nel dominio delle scienze naturali. [...]». 
Parole chiave: Neuroscienze; Coscienza
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