Newsletter #11, Dicembre 2020

««[...] La tematica del vedere è stata una costante per me fin dall’infanzia. Sono stata una bambina molto miope e mi sono spesso chiesta: come vede chi vede bene? Cosa comporta non vedere? E più tardi: che cosa significa «realtà », se quello che vediamo è sempre in qualche modo offuscato o parcellizzato, sbiadito, macchiato o alterato? O anche, all’inverso: questi fenomeni, quali altri mondi aprono? Che luoghi sensibili e mentali sollecitano? Quale esperienza ulteriore possono offrirci? Vedere per me è una dinamica di mediazione. Un processo sensoriale molto complesso porta la realtà esterna alla nostra consapevolezza attraverso rovesciamenti e chiasmi. Vediamo attraverso la nostra esperienza soggettiva, attraverso schemi mentali e culturali. Anche il caso ha il suo ruolo nel selezionare le nostre esperienze visive. La realtà che vediamo è sempre in transito e non è sperimentabile in modo definitivo». Daria Caverzasio Hug in rMH n. 42.

Familiari a distanza

Dicembre, un mese di bilanci e solitamente di festa, di incontri, di scambio. Un dicembre inusuale, quello del 2020, dove, nella complessità della situazione attuale, fra le mille domande, ci si chiede se saremo in grado di festeggiare come di consueto, se potremo invitare i genitori o i nonni per il cenone di Natale, se avremo la possibilità di incontrare i nostri cari o se ci saluteremo a distanza, al telefono o guardandoci dietro allo schermo di una videochiamata…

Il tema della distanza fra familiari è da sempre caro alla Fondazione Sasso Corbaro, ed è stato al centro delle sue attività in particolare durante quest’ultimo anno. Con l’avvento della pandemia in Canton Ticino, la Fondazione si è sentita in dovere di contribuire ad accrescere la comprensione di quello che stava accadendo. Numerosi progetti di ricerca a tema COVID-19 hanno preso forma (si ripensi alla Newsletter #4, dedicata proprio al tema della ricerca) tra cui il progetto “Proporzionalità e conseguenze delle misure di restrizione delle libertà personali nelle Case per Anziani durante la pandemia da COVID-19: Le famiglie che soffrono.” L’obbiettivo dello studio era di individuare le misure di comunicazione fra familiare-residente e familiare-Casa per Anziani messe in atto dalle Case per Anziani del Canton Ticino, chiuse al pubblico durante la prima ondata di COVID-19. Delle misure, queste, che hanno saputo favorire - oppure ostacolare - la soddisfazione interna alla casa (operatori e direttori) ed esterna (familiari dei residenti).

Fra giugno e agosto abbiamo intervistato familiari, operatori e direttori delle Case Anziani ticinesi, che ci hanno accolti nelle rispettive realtà, coinvolgendoci con i loro racconti. Dietro alle mascherine dei curanti e dei direttori, abbiamo osservato occhi stanchi, logorati dalle fatiche della primavera; occhi toccati dalle perdite (perdite di libertà, individuale e dei propri residenti, o addirittura di perdite di residenti stessi) ma anche occhi accesi da una forza e da una luce nuova. I nostri interlocutori ci hanno infatti raccontato di come la ritrovata collaborazione con i colleghi della Casa, la comunicazione costante e la disponibilità all'ascolto fra operatori, hanno permesso di superare, insieme, questa 'nuova realtà'. Gli operatori, grazie alle tradizionali e alle 'nuove' misure di comunicazione (telefonate, videochiamate, finestre di incontro) sono stati mediatori e garanti della comunicazione fra familiare e residente: un indispensabile ponte fra esterno ed interno delle Case. Hanno cercato di ascoltare, accogliere, rassicurare ed informare i familiari, che hanno vissuto il distacco dal proprio caro con preoccupazione e sofferenza.

Durante le numerose interviste ai familiari, abbiamo raccolto toccanti ed emozionanti storie di vita, di abitudini perse e di nuove consuetudini costruite, di piccoli gesti quotidiani, di amore, di accettazione e rassegnazione, di inventiva, di distacco, di sofferenza, di perdita. Abbiamo accolto ed ascoltato suggestioni e pareri rispetto alla cura della comunicazione. 

Coscienti del fatto che le misure adottate non siano state sufficienti a sopperire alla mancanza di contatto diretto, operatori, direttori e familiari hanno concordato nel dire che queste misure di comunicazione a distanza hanno permesso di mantenere e facilitare il contatto. È tuttavia emersa la necessità di ripensare e rivedere queste misure, ed è proprio nell’orizzonte delle possibilità di comunicazione e di cura della relazione che la Fondazione Sasso Corbaro, con la sua ricerca, ha cercato di apportare il suo contributo. 
 
Questo editoriale è dedicato a tutti coloro che, attraverso i loro racconti, hanno permesso alla Fondazione Sasso Corbaro di comprendere ed esplorare un pezzo di questo particolare periodo storico che stiamo vivendo.
 
Un grazie particolare, a nome di tutta la Fondazione. 

Sheila Bernardi

Ricerca

La Fondazione Sasso Corbaro è lieta di presentare i risultati preliminari del progetto di ricerca dedicato ad analizzare le misure di comunicazione familiare-residente e familiare-Casa per Anziani messe in atto dalle Case per Anziani del Canton Ticino durante il periodo di chiusura al pubblico, nel corso della prima ondata della pandemia.

Proporzionalità e conseguenze delle misure di restrizione delle libertà personali nelle Case per Anziani durante la pandemia da COVID-19: Le famiglie che soffrono.

Sheila Bernardi, Maddalena Fiordelli, Sara Rubinelli, Viviana Spagnoli, Roberto Malacrida, Graziano Martignoni.
Clicca qui per leggere i risultati preliminari dello studio

Rassegna stampa
Il Quotidiano - RSI, "L'impatto della pandemia sugli anziani", min. 29:08-32:07, 14.12.2020

Le Cronache della Svizzera Italiana - RSI, min. 17:02-19:42, 14.12.2020

Corriere del Ticino, "Testimonianze dolorose ma preziose", 15.12.2020
laRegione, "Il carico della pandemia nelle case anziani", 15.12.2020

laRegione online, "Covid e case anziani: cosa ripensare per dignità ospiti", 14.12.2020

Ticinonews, "Case anziani: i sentimenti della pandemia", 14.12.2020

Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, video, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sui temi più attuali delle Medical Humanities.

«Wissenschaft und Humanität suchen sich gegenseitig. Der humane Arzt will von der Wissenschaft nicht mehr, als sie leisten kann, will aber diese Leistung vollständig und gewissenhaft. Der wissenschaftliche Arzt weiss, dass er für die Praxis mit blosser Wissenschaft nicht ausreicht. An der Grenze des wissenschaftlich Möglichen ist er Helfer und Schicksalsgefährte des Leidenden aus der Gemeinschaft des Menschseins. Wissenschaftlichkeit und Humanität sind unlösbar verbunden». 
Karl Jaspers, Hoffnung und Sorge. Schriften zur deutschen Politik 1945–1964.

«Chère Madame Denise. Vous ne lirez pas cette lettre. Cet écrit est pour vous rendre hommage, tant vous rencontrer aura été fondateur dans notre façon d’être médecins. Nous pensons souvent à vous depuis cette soirée de mars où vous vous êtes présentée aux urgences le souffle court, avec tous les autres signes de l’infection par le SARS-CoV-2. Ni votre vieux cancer presque guéri, ni votre insuffisance cardiaque, ni même votre âge avancé n’ont empêché votre admission en réanimation. C’est vous qui avez pris cette décision, qui avez exprimé vos préférences. Vous ne vouliez pas occuper cette dernière place dans le service, vous vouliez la laisser à vos enfants et à vos petits-enfants. Vous aviez besoin de tellement d’oxygène que vous vouliez être sûre qu’il en resterait pour tout le monde. Il y en avait pour tout le monde [...]». Continua a leggere
"
L'hommage ému de soignants à Denise, une patiente âgée morte du Covid-19", Le Monde, 07.12.2020.

«[...] Le modalità con cui nasciamo contano e hanno il potenziale di influenzare il futuro dell’umanità. Per questo motivo è utile e necessario porsi nuove domande, aprire la strada a nuovi scenari e paradigmi, contribuendo così a modificare, quando necessario, le pratiche ostetriche affinché l’esperienza del parto possa essere vissuta in maniera più positiva e consapevole». Clicca qui per leggere l'articolo completo
Laura Lazzari Vosti, "Dimmi come sei nato"

«In un dibattito sulla ricostruzione che rischia di essere sequestrato dal problema della sicurezza, la nascita di un figlio appare come un fiore stretto nella pietra, come il segno tangibile che la vita può ricominciare ogni volta anche quando sembra che il mondo abbia esaurito i suoi giorni. Siamo fatti per nascere infinite volte e non per morire. Per questo la nascita di un figlio è sempre una vera festa; essa porta con sé l’augurio che la vita sia sempre più forte della morte. Le istituzioni hanno però il compito decisivo di non lasciare le nostre famiglie a se stesse, soprattutto quelle economicamente più fragili e vulnerabili. Devono fare estrema attenzione a non rendere la nascita di un figlio una possibilità preclusa ai più deboli. Sarebbe un disastro antropologico che aumenterebbe in modo traumatico le diseguaglianze sociali spegnendo quella luce che da sempre investe la nascita di un figlio. Se questo tempo di crisi mostra che è solo l’esistenza di un figlio che può dare avvenire a un Paese, ribadisce anche, per un’ennesima volta, che è solo l’esistenza del lavoro per tutti che può dare dignità alla vita umana». 
Massimo Recalcati, "La solitudine della famiglia italiana abbandonata dalle istituzioni", La Repubblica, 04.07.2020.

«Ho l'impressione che l'uomo sia davvero capace di tutto. Non è una novità. Ma prendi questa storia dei vecchi, della loro sacrificabilità, che alcuni insensatamente, egoisticamente, cinicamente hanno proclamato. Mi ricorda la Rupe Tarpea, il sacrificio dei deboli. Come possiamo far rientrare ragionevolmente queste frasi nel territorio dell'umano? Canetti diceva che quando muore un vecchio muore più vita. [...] Muoiono gli anni che costoro hanno interpretato e vissuto. Li ritroveremo - o saremo capaci di ritrovarli a patto di vedere i vecchi come dei bambini diversi che se ne vanno. Come dei volti antichi ma prossimi alla nostra empatia. [...] Quei volti mascherati nascondono la sofferenza, azzerano le diversità e ci dicono più di ogni altra cosa che siamo davvero sulla frontiera dell'umano. [...] La morte, come diceva Bataille, è il culmine dell'esperienza, ma nel momento in cui essa si compie viene anche perduta. Credo che il rapporto con la morte sia molto soggettivo. Per me, come ho detto, è il desiderio di essere presente e di sapere. Ma esiste anche la morte come orizzonte collettivo. La vediamo ogni giorno, forse impudicamente esibita. Vediamo o intravediamo soprattutto la morte di chi muore solo. Questo mi pare un insopportabile estremo, come la tragica violenza di un corteo di bare che scorre anonimo sotto i nostri occhi. L'immagine o anche il racconto di queste morti in sé violente agisce su di me come una violenza irreparabile. [...] Quando riconosceremo negli altri il diritto al compianto che oggi viene spesso negato. Compianto per esempio per il profugo o per i morti anonimi. Compianto non è pietà è qualcosa che implica una collettività, una società, una polis. È dunque una dimensione politica».
Franco Rella in Antonio Gnoli, "Le nostre vite al confine dell'umano", Robinson - La Repubblica, 18.04.2020.

«Come resistere a quella che potremmo chiamare l’“agenda del diavolo”, che il Covid-19 prova nuovamente ad imporci proprio in queste settimane? Un’agenda, che non evoca diavolerie o altri misteri, ma solamente ci costringe a fare i conti con quella sua selvaggia virulenza, quella di vero diabolos, maestro nell’arte maligna del separare, allontanare, distruggere legami obbligandoci alla distanza, a quel tenerci lontani gli uni dagli altri, nel fare della vicinanza dei corpi, sorgente della nostra intimità e del nostro riconoscerci nella bellezza dell’incontro, il luogo principe del contagio e della contaminazione. Da qui le parole d’ordine di un confronto con una bio-virologia di cui abbiamo perso il controllo. Parole come stare vicini pur nella distanza, stare in casa, respirare con una mascherina, che protegge, ma cancella il Volto. Parole e pensieri, che ci siamo detti molte volte in questo annus horribilis, mentre la situazione sanitaria, tra tracciabilità sociale e mascherine, sullo scivolo periglioso dei contagi, delle ospedalizzazioni, dei letti in cure intese, sembra correre più veloce di noi e della nostra tecno-medicina. [...]». Clicca qui per leggere l'articolo completo
Graziano Martignoni, "L’ agenda del diavolo' tra libertà e sicurezza al tempo del Grande Contagio", La Rivista - Locarno, 10.12.2020.

«Soprattutto in La scienza come vocazione, pubblicato nel 1919, Max Weber ribadì che scienza e politica sono due sfere di valore e contesti istituzionali autonomi. Il ruolo dello scienziato dovrebbe essere separato dal ruolo del politico o del cittadino. Lo scienziato può fornire una critica tecnica basata su giudizi di fatto, il politico o il cittadino devono scegliere anche in base a giudizi di valore. Nel caso tedesco, questa divisione del lavoro ha funzionato molto bene nella prima fase della pandemia. Si è offuscata nella seconda fase. Perché? I politici hanno sopravvalutato le capacità di chiarezza e coerenza, nonché i tempi necessariamente lunghi della ricerca virologica. Gli scienziati hanno dal canto loro sopravvalutato la pazienza dei politici e dei cittadini nel tollerare e rispettare le misure di contenimento. Non appena queste ultime hanno prodotto i primi risultati, la paura è finita e la pazienza si è esaurita».
Wolfgang Schluchter in "Il virus di Weber. Non mescolate scienza e politica - conversazione di Maurizio Ferrera con Wolfgang Schluchter", La Lettura, 07.06.2020.

«Fact-checker le complotisme est nécessaire. Mais nous devons répondre à un autre niveau, celui de la nécessité de trouver des raisons d’être ensemble, de vivre en démocratie. Le rôle de la politique, de la culture et au-delà de la pensée, c’est d’ouvrir le futur, de le sortir d’un modèle fataliste, économique surtout, sans récit, dénué de sens, à bout de souffle, qui détruit l’environnement en même temps qu’il nous étouffe dans les affres du Covid». 
Bertrand Kiefer, "Réalités souterraines", Revue Médicale Suisse, 25.11.2020.

«2020 has been a year of incredible scientific achievement. In less than 12 months, researchers have characterised a novel illness, sequenced a new virus's genome, developed diagnostics, produced treatment protocols, and established the efficacy of drugs and vaccines in randomised controlled trials. Many people are feeling hopeful for the first time in a long time. But there is still much to learn and many barriers to overcome. On Nov 14, 5 days after the announcement by Pfizer, 663'772 new cases of COVID-19 were recorded, the largest number in a single day. It is a dangerous moment to be complacent». 
"COVID-19 vaccines: no time for complacency", The Lancet, 21.11.2020.

«Taking novel vaccines successfully through phase 1 to phase 3 trials within a year has been an outstanding achievement, but equally challenging over the coming year will be persuading governments and populations to use COVID-19 vaccines effectively to create herd immunity to protect all». 
Roy M. Anderson, "Challenges in creating herd immunity to SARS-CoV-2 infection by mass vaccination", The Lancet, 04.11.2020.

«Selon ma conception, que je développe dans le tome V de La Méthode, l’éthique ne peut se borner aux bonnes intentions. Elle doit avoir le sens des conséquences de ses actions, qui souvent sont contraires aux intentions. Et surtout, toute décision prise dans un contexte incertain ou conflictuel comporte un risque d’effets contraires. Aussi les caricatures ne peuvent être jugées seulement selon les intentions libératrices ou libertaires de leurs auteurs et diffuseurs, mais aussi selon les possibilités de leurs néfastes ou désastreuses conséquences. La liberté d’expression ne saurait exclure toute prévoyance des malentendus, incompréhensions, conséquences violentes ou criminelles qu’elle peut provoquer. Est-ce que ces caricatures peuvent aider des êtres pieux et croyants à mettre en doute leur croyance ? Nullement. Est-ce qu’elles peuvent contribuer à affaiblir le djihadisme ? Nullement». 
Edgar Morin in Nicolas Truong, "Assassinat de Samuel Paty : pour Edgar Morin, «le plus dangereux est que deux France se dissocient et s’opposent»", Le Monde, 20.11.2020.

«Se il dolore tragico della vita è "cieco e senza scopo", se esso resta senza riscatto perchè non c'è nessun Dio sopra le nostre teste e se la violenza non è altro che il riflesso di questa "copla originale", quello che resta è la sorellanza come capacità di restare vicino alla sorella che soffre. "L'aria impura del mondo" non può togliere al mondo il suo splendore». 
Donatella di Pietrantonio in Massimo Recalcati, "Ci salverà la sorellanza", La Repubblica, 04.11.2020.

Sullo scaffale

Consigli di lettura, spunti di riflessione, recensioni di libri e film raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.

Bill

Helen Humphreys

Da tempo sento parlare di Helen Humphreys, scrittrice e poetessa canadese che in Italia è pubblicata dalla piccola casa editrice indipendente Playground. Tuttavia, è stato solo con questo suo ultimo romanzo, intitolato Bill, che finalmente mi sono decisa a leggere qualcosa di suo… e meno male che l’ho fatto!  [...] Perchè leggerlo? Perché è un libro profondo, ma che, a differenza di testi più complessi che si occupano delle medesime tematiche (bullismo, violenza domestica, malattia mentale, rieducazione e reintegrazione nella società), si divora in poche ore, senza mai riuscire a staccarsi dalle pagine. [...] Continua a leggere 

Recensione di Federica Merlo

Abbandonare un gatto

Murakami Haruki

Alla fatidica domanda «… scrittrici e scrittori preferiti?», capita spesso che io ne dimentichi o ne aggiunga qualcuna o qualcuno rispetto alla risposta data la volta precedente. Tuttavia, ce n’è uno che «fa storia a sé» e che sarà sempre tra i primi dell’elenco: Murakami Haruki. I motivi della mia devozione per questo scrittore giapponese sono molteplici. Tra questi però, quello che prevale su tutti gli altri è il potere «terapeutico» che ha, su di me, la sua scrittura. Non avevo dubbi, quindi, che anche nel caso del suo ultimo libro (appena pubblicato in una meravigliosa edizione Supercoralli Einaudi, illustrata da Emiliano Ponzi), questa magia si sarebbe nuovamente ripetuta… e così è stato. [...] Continua a leggere

Recensione di Federica Merlo

Léon

regia di Luc Besson

[...] Perché guardarlo?  Potrebbe essere la trama di un qualsiasi film d’azione con sparatorie, killer e sequenze mozzafiato, ma tutto questo fa solo da corollario alla vera storia del film che Luc Besson racconta con maestria. Una storia di cura, quella tra Léon e Matilda, dove ognuno cerca di prendersi cura dell’altro nel modo migliore che conosce, secondo il proprio percorso di vita. I due personaggi sono soli, senza radici, entrambi bisognosi di qualcuno che si prenda cura di loro e trovano nell’altro proprio quel qualcuno. [...] Continua a leggere

Recensione di Martina Malacrida Nembrini

Dalla rivista per le Medical Humanities

Seguendo il tema del rapporto fra familiari, curanti e ammalati - al centro del progetto di ricerca presentato in questo undicesimo numero della nostra Newsletter - vi proponiamo di leggere (o ri-leggere) il contributo di Michela Luraschi, comparso nel numero 35 della rivista per le Medical Humanities: un resoconto del convegno "Familiari curanti, una risorsa preziosa".

Chi sono i famigliari curanti?

Michela Luraschi, rMH n. 35

«La Cura rivolge inevitabilmente il pensiero nei confronti del curato, colui che spesso viene chiamato, professionalmente parlando, «utente». Indipendentemente dalla sua definizione, si tratta di persone, uomini e donne che sono malate, anziane, con disabilità: persone in situazione di handicap, bisognose di accompagnamento e cura frequente, se non costante. La Cura però, come ogni gesto fatto dall’uomo, è una relazione, che prevede dunque un Altro. Nell’ambito della cura a domicilio, l’Altro può essere un professionista, ma in molti casi è un famigliare. Genitori, figli, partner. Più frequentemente, secondo quanto la realtà ci dice, spesso sono madri, figlie, mogli, compagne, nuore… [...] Proprio per dar voce a loro, ai famigliari curanti, il 6 dicembre 2013 è stato organizzato un convegno intitolato “Famigliari curanti: una risorsa preziosa"». Clicca qui per leggere l'articolo

Curare ad arte

Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell'arte, perché curare è un'arte e l'arte può essere cura.

Le due madri

Giovanni Segantini, 1889

olio su tela, Galleria d'Arte Moderna, Milano

[...] L’artista vuole far emergere il fatto che quello materno è un istinto che accomuna uomo e animale, ed è emblematico che uno dei più primitivi istinti che ancora ci accomuna al regno animale sia un istinto di cura. L’uomo che nasce nella cura, l’essere curato nella sua fragilità di vita appena nata. La prima cosa che riceve l’uomo è un atto di cura. La cura come istinto, da perpetrare nel corso dell’esistenza, non solo cercandola, ma anche donandola. L’atmosfera, creata da una luce calda e ben studiata per dar risalto ai volumi, è intima. Una stalla, un bambino, una madre, anzi due, accomunate dal sapersi prendere cura della vita. [...] Continua a leggere

Agenda

Arte e psichiatria

Nel contesto del ciclo "Quattro chiacchiere con l'esperto - Chiacchiere informali con esperti sul tema del cervello" L'ideatorio - USI propone un incontro con Sara Fumagalli, medico psichiatra, direttrice sanitaria della Clinica Santa Croce di Orselina. L’arte e la psichiatria si incontrano facilmente. Non solo perché chi soffre di disturbi mentali può vivere un’esperienza riabilitativa o espressiva attraverso la dimensione artistica, ma anche perché nell’arte il cervello diviene uno specchio di quel mondo interiore che chiamiamo mente. Arte e psichiatria sono quindi davvero in dialogo? 
L'evento è promosso in collaborazione con la Settimana del cervello della Svizzera italiana.
Quando? 24.01.2021
Dove? 
L'ideatorio - USI, Cadro

Novità

La Fondazione Sasso Corbaro è su YouTube

Nel corso del mese di novembre si è tenuto «Le parole della pandemia 2 | Lessico sociale», il secondo ciclo di incontri dedicato ad approfondire il significato di alcuni dei termini più diffusi durante l'emergenza sanitaria. Vi siete persi una delle serate? Nessun problema: la Fondazione Sasso Corbaro ha aperto un nuovo Canale YouTube dove sono stati raccolti i video di tutti gli eventi - buona visione!

«#ComunicareIlCovid19»: la comunicazione tra trasparenza, incertezza e fiducia
Roberto Antonini
, giornalista, responsabile dell’approfondimento culturale Rete Due, RSI
Sara Rubinelli, filosofa, professoressa associata di Comunicazione Sanitaria, Dipartimento di Scienze e Politiche della Salute, Università di Lucerna
Moderazione: Valentina Fontana, manager culturale, collaboratrice Fondazione Sasso Corbaro
«Io resto a casa»: la società tra libertà individuale e responsabilità collettiva.
Lina Bertola, Filosofa
Moderazione: Martina Malacrida Nembrini, storica del cinema, direttrice operativa Fondazione Sasso Corbaro
«Distanti ma vicini»: la quotidianità nell'era dello "smart living"
Andrea Martignoni, storico, docente Liceo Lugano 2 e SUPSI / DFA
Giona Morinini, psicologo e psicoterapeuta
Moderazione: Nicolò Saverio Centemero, medico EOC, master in Salute pubblica presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine
Ultimi arrivi in Biblioteca

Una selezione degli ultimi volumi entrati a far parte del Centro di Documentazione della Fondazione Sasso Corbaro. Clicca qui per consultare l'elenco completo. 

Umano. Inumano. Postumano. Le sfide del presente.

Marco Revelli, Einaudi, 2020


«Il concetto di Umanità è antico e attraversa la storia dell’Occidente. Ma nel Novecento esso subisce una brusca torsione, per effetto del superamento di una doppia soglia: quella che separa Umano e Inumano, da una parte. E quella che divide Umano e Postumano, dall’altra. Due fratture che si sono consumate in rapida successione. Con Auschwitz si rompe la soglia tra Umano e Inumano. La Disumanità come In-umanità diventa la trama del nostro presente, nel momento in cui, per esempio, si chiudono i porti all’arrivo dei migranti, decidendo di non salvare altri esseri umani. Il superamento della seconda soglia è quella tra Umano e Postumano, laddove la tecnologia è costruita a somiglianza dell’essere umano, assumendo aspetti a volte salvifici, a volte inquietanti. [...]». 
Parole chiave: Umanesimo; Postumanesimo; Tecnologia; Diritti umani

I vaccini fanno bene. Perché dobbiamo credere nella scienza per difenderci da virus e batteri.

a cura di Guido Forini, Alberto Mantovani, Lorenzo Moretta, Giovanni Rezza, La Nave di Teseo, 2020


«Questo libro, tratto dalla nuova edizione del documento Vaccini dell’Accademia nazionale dei Lincei, viene pubblicato in un momento critico e quanto mai appropriato per una riflessione e una condivisione delle conoscenze su questo argomento. Ci stiamo infatti confrontando con un’epidemia di COVID-19 che, dopo la Cina, ha colpito il nostro Paese e che è stata dichiarata ‘pandemia’ dall’OMS/WHO. Siamo disarmati di fronte a questa nuova minaccia: non sappiamo ancora come il virus interagisca con il sistema immunitario, abbiamo pochi strumenti farmacologici per combatterlo, e soprattutto non possiamo disporre di un vaccino efficace. Accade sempre così: ci ricordiamo dell’importanza di un vaccino quando ci manca, come in questo caso. [...]». 
Parole chiave: Pandemia; Vaccini

La cura con le parole oneste. Ascolto e trasparenza nella conversazione clinica.

Sandro Spinsanti, Il Pensiero Scientifico Editore, 2019


«Ogni farmaco può essere sia un rimedio che un veleno. La stessa qualifica si può attribuire alle parole che accompagnano da sempre il processo della cura. Oneste o menzognere, dirette o vestite di silenzio, rispettose o brutali: fanno parte essenziale della cura. Possono potenziarla o comprometterla. Sandro Spinsanti, partendo dal presupposto che quelle parole delineano un modo diverso di praticare la medicina, esamina le "conversazioni" che si svolgono nei diversi scenari della cura. [...]». 
Parole chiave: Comunicazione; Etica clinica; Vulnerabilità

Quando la domenica imbruniva. Lettere dalla quotidianità.

Graziano Martignoni, Armando Dadò Editore, 2020


«Quando la domenica imbruniva – il titolo di questa corrispondenza, che mi ha trasformato in una sorta di pubblico scrivano e che ha trovato casa nelle pagine del Giornale del popolo di Lugano dal 1996 al 2002 e oltre – evoca una soglia tra un secolo declinante e un’alba di diafana luce. Piccoli dialoghi sulla famiglia, sul ruolo del padre, sull’essere o rimanere genitori, sui temi forti di una società in trasformazione, sui valori da difendere e su quelli che si è disposti necessariamente a modificare. Tante e variegate le voci di quella quotidianità che qui prende la forza non solo dei miei pensieri ma dalle domande dirette del pubblico dei lettori. Un dialogo a distanza per dire insieme del mondo nella sua piccolezza domestica e nel suo aprirsi alle grandi questioni. [...]».
Parole chiave: Narrazione; Cura

La maladie, catastrophe intime.

Claire Marin, Presses Universitaires de France - PUF, 2014

«Cette étude s'attache au vécu du malade et à l'analyse de la maladie dans l'un de ses aspects qui nous semble trop souvent nié ou négligé dans les protocoles de soin, à savoir ce que nous nommons ici "la blessure de l'identité". La maladie entraîne en effet la plupart du temps celui qui en souffre dans un processus de dévaluation intime, dans un sentiment de déchéance qui atteint profondément l'estime de soi. Les modifications corporelles que la maladie impose, loin de ne toucher que la surface du malade, l'atteignent très profondément, jusqu'à générer un sentiment trouble de soi. [...]». 
Parole chiave: Malattia; Identità; Curare; Corpo

Con i partigiani in Montenegro. Ricordi
di una missione della Centrale sanitaria svizzera (1944-45).

a cura di Danilo Baratti, Patrizia Candolfi e Renato Simoni, Fondazione Pellegrini Canevascini, [online], 2020


«La collana online della Fondazione Pellegrini Canevascini si inaugura con il volume Con i partigiani in Montenegro. Ricordi di una missione della Centrale sanitaria svizzera (1944-45): un racconto dell’esperienza del medico ticinese in Jugoslavia, al fianco dei partigiani [...]».
Parole chiave: Etica politica; Povertà

La «buona morte». Analisi del profilo storico e ruolo delle cure palliative nell'accompagnamento di fine vita.

Elena Montaguti, Mimesis, 2020


«Il libro offre uno spunto di riflessione sull'evoluzione storica che il termine "eutanasia" ha assunto nel corso dei secoli: da "morte buona" - intesa come morte eroica in battaglia - dell'epica greca antica a "morte scelta" - e non temuta - dei saggi stoici latini. [...] Cos'è oggi la "buona morte"? [...]».
Parole chiave: Fine vita; Morte; Eutanasia; Autonomia

Triage und Recht. Patientenauswahl beim Massenanfall Hilfebedürftiger in der Katastrophenmedizin. Ein Beitrag zur Gerechtigkeitsdebatte im Gesundheitswesen.

Alexander Brech, Dunker & Humblot - Berlin, 2008

«Wie erfolgt die gerechte Verteilung von lebensrettenden Gütern in der Katastrophenmedizin? Welche öffentlich-rechtlichen, straf- und zivilrechtlichen Maßstäbe bestehen in Deutschland für die Triage, also für eine Situation, in der eine derart akute Mittelknappheit besteht, dass nicht alle Hilfebedürftigen gerettet werden können? Vor dem Hintergrund der steigenden Zahl der Unglücke, wie dem Terrorangriff am 11. September 2001 auf die USA, aber auch der zunehmend knappen Mittel im Gesundheitswesen werden diese und weitere Fragen untersucht [...]». 
Parole chiave: Etica clinica; Giustizia; Diritti umani; Salute pubblica

Vita alla vita. Voci e parole dal Parco San Rocco al tempo del COVID-19.

a cura di Graziano Martignoni e John Gaffuri, Armando Dadò Editore, 2020


«Nei tempi di una pandemia come la “covid” questo libro è la celebrazione del senso umano che deve – dovrebbe – permeare il nostro vivere, è un inno alla fraternità accomunante, un canto alla speranza: e Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno sotto un diluvio di cifre, allarmi, notizie inquietanti, previsioni che tolgono il fiato. Vita alla Vita è una forte testimonianza di resistenza, di grande fiducia, di vicinanza, condivisione, solidarietà in un periodo in cui avanza e fa paura un fantasma al quale si pensa poco nelle stagioni dell’esuberanza: la solitudine [...]».
Leggi la recensione completa: Giuseppe Zois, "Lezioni utili quotidiane da una trincea del virus", L'Osservatore, 23.11.2020.
Parole chiave: Medical Humanities; Pandemia; Solitudine; Narrazione; Anziani

Dialogo sulla diagnosi. Un filosofo e un medico a confronto.

Dario Antiseri e Vito Cagli, Armando Editore, 2008


«Il dialogo, che è alla base di questo volume, parte dalla constatazione che la diagnosi, in quanto atto intellettuale del medico, solleva importanti quesiti filosofici che non sempre sono presenti alla mente dei medici e tanto meno a quella dei pazienti. Un’indagine su come queste implicazioni possano aiutare a capire meglio le difficoltà in cui la diagnosi oggi si dibatte e anche quelle che non sono legate alla contingenze, ma appartengono intrisicamente ad essa come ad ogni attività complessa dello spirito umano. [...]».
Parole chiave: Prognosi; Comunicazione; Etica clinica

Perché disobbedire in democrazia?

Sandra Laugier e Albert Ogien, Edizioni ETS, 2014


«Questo libro, scritto a quattro mani da un sociologo e una filosofa, analizza il senso politico della disobbedienza, legandolo a un'indagine approfondita sugli atti di disobbedienza civile che proliferano nelle scuole, negli ospedali, nelle università, nelle imprese e via dicendo, mostrando come questi atti si radichino anzitutto in un rifiuto della logica del risultato e della performance che s'impone oggi come modello di governo. Contro questa minaccia costante, il cittadino è chiamato a rispondere con la disobbedienza, di cui è più che mai necessario pensare il significato politico. [...]». 
Parole chiave: Etica politica; Filosofia

Ontologia dell’accidente. Saggio sulla plasticità distruttrice.

Catherine Malabou, Meltemi, 2019


«In conseguenza di gravi traumi, talvolta per un nonnulla, la storia di ognuno di noi può subire un radicale cambiamento: la vita che avevamo progettato per anni è costretta a una deviazione improvvisa e irreversibile. Dal trauma sorge una personalità nuova, senza precedenti. Una personalità nata da un incidente, nata per accidente. Il fortuito diviene così sostanziale e l’inaspettato s’inscrive nel nucleo più profondo del nostro essere. Affrontando con delicatezza il tema dell’impatto che i traumi psicofisici possono avere sulla nostra vita, Catherine Malabou intraprende un’avventura filosofica e letteraria in cui Spinoza, Deleuze e Freud incrociano Ovidio, Kafka, Proust e Duras, disegnando un’inedita ontologia fondata sul potere plastico della distruzione, sulla tendenza esplosiva che minaccia segretamente ognuno di noi.[...]».
Parole chiave: Destino; Prognosi; Psichiatria

Morale per disobbedienti.

Michel Serres, Bollati Boringhieri, 2019


«Che cosa ci fa una giraffa a Parigi davanti all’Eliseo? E perché il primo ministro Pompidou urla al telefono contro il direttore dell’École normale? Ce lo racconta Michel Serres in questo suo ultimo libro, insieme a tanti altri scherzi che, da bravo rompiscatole, si è divertito a fare per tutta la vita: le battaglie con i cuscini contro i sorveglianti del collegio, da studente; le feste fino a tarda notte sui transatlantici, da ufficiale di marina; lo scompiglio caotico durante i corsi di filosofia, da professore. A ottantotto anni Michel Serres ci ha lasciati, ma prima di andarsene ci ha regalato questo libro-testamento, nel quale si addentra "in punta di piedi nel territorio esotico della morale", scegliendo di celebrare non la filosofia, né il sapere scientifico e tecnico – che pure lo hanno reso una delle menti più stimate e apprezzate dell’ultimo secolo in Francia – ma la burla. [...]».
Parole chiave: Etica politica; Cultura; Filosofia

L'educazione poetica. Dalle teorie della narrazione all'esperienza della poesia.

Claudio Mustacchi, Edizioni Unicopli, 2020


«Che cosa è la poesia? Quali capacità umane ci permette di coltivare? Sono le domande che animano le pagine di questo libro. Nel mondo contemporaneo esiste un’arte che ancora chiamiamo “poesia”. Essa ci racconta di aspirazioni profonde che attraversano i secoli pur mutando nelle espressioni per stili e tipologie. [...]».
Parole chiave: Poesia

L'élan.

Philippe Lançon, Gallimard, 2013
 

«Mozart compose à Vienne, en 1785, la Fantaisie en ut mineur K.475 pour piano. C’est une œuvre profonde, inquiète, l'une de ses plus mélancoliques. Elle dure environ douze minutes. Le pianiste From n’aurait peut-être pas dû arrêter de la travailler pour rejoindre, dans un château du Lubéron, une femme qui l’appelle et qu’il croit ne plus aimer. Le séjour dure environ une semaine. Lizbie a les attaches fines, une robe fuchsia et ressemble à une biche. From la suit jusqu’où Mozart le conduisait: un rêve et un trou. From ne résiste jamais à ce qu’il aime en lui échappant. La musique est ancienne, l’histoire se passe aujourd’hui. [...]». 
Parole chiave: Letteratura; Malinconia; Destino; Affetti

Classi difficili e apprezzamento dell'incertezza.

Oliviero Ratti, Istituto Ricerche di Gruppo, 2005


«Che fare con i ragazzi e le ragazze che, per ragioni varie, destabilizzano le classi, sconvolgonoi piani di lezione e impediscono ai docenti di svolgere il loro normale lavoro? Questo libro parla di un’esperienza svolta in una scuola media dove è stato applicato un modello di lavoro attento alle dinamiche di gruppo. Un percorso educativo per prevenire i disturbi dell’apprendimento dovuti a situazioni di instabilità emotiva, difficoltà relazionali e incapacità nel gestire i conflitti e l’aggressività. [...]». 
Parole chiave: Insegnamento; Verità; Emozioni

Non morire.

Anne Boyer, La Nave di Teseo, 2020
Premio Pulitzer 2020


«Una settimana dopo il suo quarantunesimo compleanno, ad Anne Boyer viene diagnosticato un cancro al seno altamente aggressivo. Per una madre single che vive del suo stipendio, abituata a prendersi cura del prossimo e che ora si trova invece a dover contare sugli altri, è un cambiamento traumatico, ma anche l'occasione per raccontare la malattia con parole nuove. Così la forza e la precisione della scrittura riscattano la fatica di un percorso segnato dall'incredibile macchina del profitto messa in opera dal capitalismo sulla nostra salute, capace di distribuire in modo iniquo sofferenza e morte secondo sesso, classe sociale, razza. Una malattia mediata dagli schermi digitali, tra blogger, truffatori e feticisti del cancro, ma anche dalle pagine della grande letteratura, da John Donne a Susan Sontag. [...]». 
Parole chiave: Letteratura; Malattia; Dolore; Morte, Giustizia; Curare

Cosa sognano i pesci rossi.

Marco Venturino, Mondadori, 2016


«Pierluigi Tunesi, quarantacinquenne di successo, si trova ricoverato in Terapia intensiva. Luca Gaboardi, quarantacinquenne in crisi, è il medico responsabile di quel reparto. Due vite e due persone assolutamente diverse, due uomini che si sorprendono di avere ancora qualcosa da dire e da dare. A se stessi, alla vita, e l’uno all’altro. [...]». 
Parole chiave: Letteratura; Narrazione; Malattia; Medici; Etica clinica

Au bonheur des morts. Récits de ceux qui restent.

Vinciane Despret, La Découverte/Poche, 2017


«"Faire son deuil", tel est l'impératif qui s'impose à tous ceux qui se trouvent confrontés au décès d'un proche. Cela va-t-il de soi? Se débarrasser de ses morts est-il un idéal indépassable auquel nul ne saurait échapper s'il ne veut pas trop souffrir? L'auteure a écouté ce que les gens racontent dans leur vie la plus quotidienne. Et une histoire en a amené une autre. [...]». 
Parole chiave: Lutto; Morte

Blueprint: The Evolutionary Origins of a Good Society.

Nicholas A. Christakis, Little, Brown Spark, 2019

«For too long, scientists have focused on the dark side of our biological heritage: our capacity for aggression, cruelty, prejudice, and self-interest. But natural selection has given us a suite of beneficial social features, including our capacity for love, friendship, cooperation, and learning. Beneath all of our inventions - our tools, farms, machines, cities, nations - we carry with us innate proclivities to make a good society. In Blueprint, Nicholas A. Christakis introduces the compelling idea that our genes affect not only our bodies and behaviors, but also the ways in which we make societies, ones that are surprisingly similar worldwide. [...]». 
Parole chiave: Etica politica

Il fiume della vita. Una storia interiore.

Eugenio Borgna, Feltrinelli, 2020

«Noi siamo un colloquio, diceva Hölderlin. Per Eugenio Borgna, rivolgere lo sguardo alle illusioni, ai sogni, alle attese e alle febbri di una vita significa entrare in un dialogo infinito con gli abissi della propria interiorità e anche con quella dei suoi pazienti, alla ricerca di ciò che le unisce nel dolore e nella speranza. [...]». 
Parole chiave: Biografia; Psichiatria

Older Adults and Autism Spectrum Conditions. An Introduction and Guide.

Wenn Lawson, Jessica Kingsley Publishers, 2015

«Informed by current research, interviews with older people diagnosed with autism spectrum conditions (ASC) and his own experience, the author covers a multitude of issues including dealing with transitions and changes to routine, communicating an individual's particular needs and wishes to care home staff, the social and financial impact of retirement, mental health, and sensory and physical changes and challenges. [...]». 
Parole chiave: Etica politica
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