Percorso di formazione continua

SUPSI
Dipartimento sanità
Stabile Piazzetta
Manno

Febbraio 2019 - Maggio 2022

Umanesimo ed etica clinica
Umanesimo ed etica clinica

Responsabili del corso: Graziano Martignoni e Guenda Bernegger

Responsabili del corso: Graziano Martignoni e Guenda Bernegger

L'umanesimo clinico (Medical Humanities, humanités médicales) abita al crocevia tra il corpo ammalato, l'anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell'uomo in situazione di malattia da una parte e, dall'altra, la relazione d'aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative: filosofico-storiche, psico-antropologiche, sociali, tecniche ed etiche. Il percorso di formazione si indirizza così a tutti i professionisti che lavorano nell'ambito delle relazioni di aiuto e di cura, interessati a migliorare la propria capacità di comprendere e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie, immersi in un constesto segnato dal malessere per il rischio di declino della soggettività dell'uomo in ambienti di cura e d'aiuto sempre più dominati dalla tecnica e da esigenze economicistiche. Intende così riattivare un dialogo tanto antico quanto attuale che il curante non può evitare, tra pensiero filosofico, sapere medico e sguardo psico-antropologico, che mira ad arricchire, oltre alla comprensione dell'altro, la propria umanità. Parafrasando Karl Jaspers, l'umanesimo clinico "non si interessa alla filosofia perché questa le insegna delle conoscenze positive per la propria scienza ma perché le apre lo spazio interiore al proprio sapere". Un'affermazione che vale anche per la tecno-medicina alle nostre latitudini.

L'umanesimo clinico (Medical Humanities, humanités médicales) abita al crocevia tra il corpo ammalato, l'anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell'uomo in situazione di malattia da una parte e, dall'altra, la relazione d'aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative: filosofico-storiche, psico-antropologiche, sociali, tecniche ed etiche. Il percorso di formazione si indirizza così a tutti i professionisti che lavorano nell'ambito delle relazioni di aiuto e di cura, interessati a migliorare la propria capacità di comprendere e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie, immersi in un constesto segnato dal malessere per il rischio di declino della soggettività dell'uomo in ambienti di cura e d'aiuto sempre più dominati dalla tecnica e da esigenze economicistiche. Intende così riattivare un dialogo tanto antico quanto attuale che il curante non può evitare, tra pensiero filosofico, sapere medico e sguardo psico-antropologico, che mira ad arricchire, oltre alla comprensione dell'altro, la propria umanità. Parafrasando Karl Jaspers, l'umanesimo clinico "non si interessa alla filosofia perché questa le insegna delle conoscenze positive per la propria scienza ma perché le apre lo spazio interiore al proprio sapere". Un'affermazione che vale anche per la tecno-medicina alle nostre latitudini.

L'umanesimo clinico (Medical Humanities, humanités médicales) abita al crocevia tra il corpo ammalato, l'anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell'uomo in situazione di malattia da una parte e, dall'altra, la relazione d'aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative: filosofico-storiche, psico-antropologiche, sociali, tecniche ed etiche. Il percorso di formazione si indirizza così a tutti i professionisti che lavorano nell'ambito delle relazioni di aiuto e di cura, interessati a migliorare la propria capacità di comprendere e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie, immersi in un constesto segnato dal malessere per il rischio di declino della soggettività dell'uomo in ambienti di cura e d'aiuto sempre più dominati dalla tecnica e da esigenze economicistiche. Intende così riattivare un dialogo tanto antico quanto attuale che il curante non può evitare, tra pensiero filosofico, sapere medico e sguardo psico-antropologico, che mira ad arricchire, oltre alla comprensione dell'altro, la propria umanità. Parafrasando Karl Jaspers, l'umanesimo clinico "non si interessa alla filosofia perché questa le insegna delle conoscenze positive per la propria scienza ma perché le apre lo spazio interiore al proprio sapere". Un'affermazione che vale anche per la tecno-medicina alle nostre latitudini.

L'umanesimo clinico (Medical Humanities, humanités médicales) abita al crocevia tra il corpo ammalato, l'anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell'uomo in situazione di malattia da una parte e, dall'altra, la relazione d'aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative: filosofico-storiche, psico-antropologiche, sociali, tecniche ed etiche. Il percorso di formazione si indirizza così a tutti i professionisti che lavorano nell'ambito delle relazioni di aiuto e di cura, interessati a migliorare la propria capacità di comprendere e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie, immersi in un constesto segnato dal malessere per il rischio di declino della soggettività dell'uomo in ambienti di cura e d'aiuto sempre più dominati dalla tecnica e da esigenze economicistiche. Intende così riattivare un dialogo tanto antico quanto attuale che il curante non può evitare, tra pensiero filosofico, sapere medico e sguardo psico-antropologico, che mira ad arricchire, oltre alla comprensione dell'altro, la propria umanità. Parafrasando Karl Jaspers, l'umanesimo clinico "non si interessa alla filosofia perché questa le insegna delle conoscenze positive per la propria scienza ma perché le apre lo spazio interiore al proprio sapere". Un'affermazione che vale anche per la tecno-medicina alle nostre latitudini.

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